Proust, la balena bianca che non amava il cinema

By 28 giugno 2016Senza categoria

Accademia Arte Film Cinema RomaLa Recherche di Proust è una balena bianca nell’Oceano Cinema: in molti hanno tentato di infilzarla con la fiocina e trasformarla in film ma nessuno, o quasi, ci è riuscito.

Marcel, che non amava il cinema

Cominciamo dal rapporto che Marcel Proust stesso aveva con il cinema. Proust vive a cavallo tra i due secoli: nasce nel 1871, muore nel 1922. Ma di fatto è un figlio dell’età finita nella grande macina della Prima Guerra Mondiale: nel dopoguerra era una bizzarra figura che si aggirava nella Parigi “nuova” ancora imbacuccato nel suo cappotto foderato di lontra, reliquia della perduta Belle Epoque. E il cinema, l’arte nata allo spirare dell’Ottocento, così novecentesca, lui non l’amava.

I più grandi all’opera

Si cimentano con le 2.340 pagine di Alla ricerca del tempo perduto sceneggiatori del calibro di Suso Cecchi d’Amico per Luchino Visconti ed Ennio Flaiano per Federico Fellini. Non ne esce niente.

La sciagurata scelta di Schlöndorff

Sceglie la scorciatoia di adattare uno solo dei sette libri della Recherche, il primo, Dalla parte di Swann, Volker Schlöndorff, con grande spolvero di firme, Peter Brook e Jean-Claude Carrière firmano l’adattamento, e di stelle, Jeremy Irons, Ornella Muti e Alain Delon sono Swann, Odette e Charlus, ma il film che ne esce – anno 1984 – è di una bruttezza rara. Proust non si tagliuzza: si prende tutto, o niente.

Meglio circumnavigarlo

Quindi meglio va a chi, intorno alla balena bianca, fa una circonvoluzione: Raul Ruiz nel Tempo ritrovato  (1999) con un cast notevole – Catherine Deneuve, Emmanuelle Béart… – tratta storia e personaggi con disinvoltura, Fabio Carpi nelle Intermittenze del cuore fa un film sul film: un cineasta è alle prese con l’adattamento da Proust e, nel lavorarci, ritrova il proprio stesso “tempo perduto”.

 

Maria Serena Palieri

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