Media Design – Design Circolare e Quantum University

Media Design Roma AccademiaUna delle caratteristiche del contemporaneo è l’obsolescenza di una distinzione tra “virtuale” e “reale”. Oggi viviamo immersi in un ambiente aumentato dalle reti, reagendo a un’estensione delle capacità cerebrali generate dagli strumenti digitali connessi. Derrick de Kerckhove definisce questa estensione, “iper-tinenza”, ovvero la capacità, permessa dalla tecnologia, di attingere a risorse che si trovano fuori dalla nostra testa.

Sinfonie multimediali

Il Media Design è il terreno di questa iper-tinenza: un territorio che è costituito da reti e “sinfonie” multimediali, da prodotti che sono contemporaneamente oggetti di design, dispositivi tecnici e contemporaneamente storie, elaboratori di informazione, motori comunicativi. Riconosciuto dai massimi esperti del settore come il territorio del presente e del prossimo futuro, il Media Design si fonda su pratiche tecnologiche e scientifiche e recupera la pratica artistica, che coniuga progettualità funzionale e creatività e rende obsolete le vecchie distinzioni tra progettazione, produzione, relizzazione.

Design e informazione

In questo territorio un dispositivo è un oggetto di design che attua delle azioni e re-azioni, che metabolizza informazione e la produce, che veicola e reindirizza catene di significati. È sia un oggetto che implica l‘internet delle cose, che un iperdesign domotico, che un dispositivo di rielaborazione della comunicazione (un monitor, un drone, un robot…), che un film o una produzione audiovisiva, così come un videogioco, ed è sia il dispositivo che si usa per giocare e vivere l’esperienza, che il personaggio, maschile o femminile, che la storia creata dalle interattività da essa stessa implicata – È una cosa è l’insieme di tutte queste cose, è uno e il contesto. È l’oggetto e le sue storie.

Prodotto, comunicazione, innovazione

La progettazione del Media Design è quindi sia prodotto che comunicazione ed è affamata di innovazione e di valore aggiunto, e necessita di una forte identità creativa. Infatti grazie alla diffusione di tecnologie produttive intelligenti e automatizzate, grazie alla crowd-science (la scienza per tutti), grazie alla rete dell’Internet e alla condivisione dei saperi e degli immaginari, grazie alle nuove possibilità estensive dell’elettronica distribuita e dell’audiovisivo per tutti, grazie alla centralità dello storytelling in tutti gli ambiti della vita e della produzione (su facebook e sull’Internet in generale un individuo e un prodotto sono storie), grazie alle stampanti 3D, e alle forme di crowdfunding, viviamo una nuova fase dell’industrializzazione, in cui, resa stabile la capacità produttiva, è l’arte a fare la differenza.

Circular design

L’integrazione descritta implica il dover fare design dell’oggetto, della tecnologia, dei significati e delle storie che questi stessi significati implicano producendo ulteriori nuovi significati. In un ‘Circular Design’ che implica una complessità che le professioni tradizionali non hanno mai dovuto gestire. E’ una sorta di rivoluzione quantica del prodotto che oggi è sia materia che azione innescata da questa materia (design + elettronica + meccanica) che informazione e contenuti prodotti e rielaborati da questa informazione (segni + significati + storytelling + interattività + comunicazione).

Se facciamo un parallelo con la teoria quantistica e come se la materia, le particelle con cui sono fatti gli oggetti di design non fossero più distinte dalle informazioni, l’energia, mediante le quali gli oggetti di design si esprimono. Fare del ‘Film Design’ oggi vuol dire fare un dispositivo di produzione, realizzazione, captazione dell’informazione e fare un ‘Product Design’ vuol dire fare un dispositivo che raccoglie, capta, sonda, implica, rielabora e comunica informazione e storie, e ne è a sua volta raccontato. È design in senso cibernetico in una meccanica quantistica del design.

Media e product design

I media digitali hanno compresso i piani della produzione, del marketing, della ricerca estetica e della comunicazione, rendendo arretrata la classica separazione tra prodotto, comunicazione, catalogazione e archiviazione. Il Media Design è Product Design ma che si struttura all’interno di una propria rete narrativa, la quale genera il prodotto di Design come già potenzialmente raccontabile all’infinito. Si tratta di una svolta ancora non del tutto percepita ma dalla portata epocale.

Per via di questa svolta il modello formativo disciplinare classico (arti visive, architettura, ingegneria, design, filosofia, storia…) è entrato in una fase discendente. In un mondo in cui le necessità operative sono assolte dall’automatizzazione, ciò di cui si avverte il bisogno è la capacità di produrre oggetti significanti che sono sempre e comunque sistemi multimediali e multitecnologici che raccontano sé stessi in un pluriverso di racconti.

Il Media Design, è design aperto ai feedback e all’engagement del pubblico, design tra comunicazione e prodotto, ricerca e archivio. Il Media Design è design attivo delle transizioni del nuovo millennio, e si situa tra la classica figura del designer di oggetti e l’autore, il regista, il web marketing manager, l’archivista, il documentarista, l’artista visivo e multimediale, l’imprenditore.

Un eclettismo che fa del Media Design un territorio ipertinente della contemporaneità.

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