John Huston, il regista dei due mondi

By 25 maggio 2016Senza categoria

 

Accademia Cinema Roma John HustonIl 5 agosto compirebbe 110 anni. Ma John Huston, da quel fumatore che era, morì ottantunenne per enfisema: in Italia lo vedemmo un’ultima volta, in quel 1987, negli studi di Cinecittà, seduto nella carrozzella, con bombola d’ossigeno al fianco, da cui aveva diretto il suo ultimo film, I morti, capolavoro tratto dal racconto capolavoro di James Joyce.

Da Hammett a Joyce

Se qualcuno ha saputo tessere una relazione potente e riuscita tra pagina scritta e schermo questo è John Huston. Il suo primo film Il falcone maltese era tratto dal thriller di Dashiell Hammett, l’ultimo appunto da Joyce. In mezzo Il tesoro della Sierra Madre dal romanzo del misteriosissimo B. Traven, Giungla d’asfalto da W. R. Burnett, Il segno rosso del coraggio da Stephen Crane, La regina d’Africa da C.S. Forester, Moulin Rouge da Pierre La Mure, Beat the Devil da Claud Cockburn, Moby Dick da Melville, Fat City da Leonard Gardner, La saggezza nel sangue da Flannery O’Connor, Sotto il vulcano da Malcolm Lowry. E La Bibbia, dal long seller omonimo….

Regista dei due mondi

Huston è stato un uomo dei due mondi: americano per l’infanzia errabonda al seguito di due genitori divorziati da quando lui aveva 6 anni e per l’amore per l’avventura e la capacità di pensare in grande; europeo di adozione, per gli anni spesi guadagnandosi da vivere come pittore ritrattista nel Vecchio Continente.

Quel no a Sartre

Europeo perché fu lui ad avere l’idea di fare un film su Freud e a commissionarne la sceneggiatura a Jean Paul Sartre. Americano perché, lettala, ebbe il coraggio di bocciarla: “ne sarebbe venuto fuori un film di otto ore. Gli spettatori del Texas sopportano un film di quattro ore se è su Ben Hur, non se è sui complessi sessuali…”. E di fare il film – Passioni segrete – a suo modo, litigando con Sartre e cassando il suo nome dai titoli di testa.

Cinema puro

Aveva cominciato scrivendo racconti, giovanissimo. Faceva i film lavorando sulle inquadrature come fossero quadri da dipingere e sugli attori come fossero personaggi di un romanzo. Poco o nulla, invece, il lavoro di post produzione. Il risultato sono trentasette film tutti diversi l’uno dall’altro, potenti e visionari, complessi e cerebrali, ma cinema puro

Diciamo che John Huston insegna una cosa: se vuoi diventare un buon regista che sa adattare storie già scritte, devi essere un buon lettore. Leggi!

 

Maria Serena Palieri

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