Cinema, romanzi e fantascienza: Jules Verne e Georges Méliès

By 17 maggio 2016Senza categoria

Accademia Cinema Roma FantascienzaCentoventi anni fa, nel 1896, Georges Méliès inventava il montaggio. In Escamotage d’une dame chez Robert-Houdin faceva sparire una donna, col semplice trucco di interrompere a un certo punto le riprese, rimuovere concretamente l’attrice e riprendere a girare, “cucendo” i fotogrammi di prima e quelli successivi.

Il barocco Méliès

Méliès fu uomo dai moltissimi primati. Anche perché si mise a fare cinema quando, a farlo, c’erano solo i Lumière. Era un artista dall’anima barocca: “è del regista il fin la meraviglia” si può dire di lui, parafrasando Giambattista Marino. Mentre i Lumière cercavano il prodigio nella realtà, lui inseguiva l’irreale (nasceva come prestigiatore) e quindi andava inventando il cinema di fiction.

Quella Luna

Naturale che attingesse al forziere in cui fino all’invenzione del cinematografo era stata riposta la realtà virtuale: i romanzi. In particolare, da francese e da mago, a quelli di Jules Verne. Con Viaggio nella luna, ispirato ai romanzi “lunari” di Verne e di H.G. Wells inventò la fantascienza cinematografica. Il fotogramma della navicella spaziale sparata nell’occhio di una imbronciata Luna è proverbiale ed è diventato l’immagine simbolica del cinema di finzione.

Quaranta film 

Verne, con più di quaranta film tratti da suoi romanzi, per non parlare delle serie televisive, è stato uno degli autori più saccheggiati dal cinema. Verne muore nel 1905, dieci anni dopo la madre di tutte le proiezioni, quella che i Lumière fecero col neonato “cinématographe” in Boulevard des Capucines. A tre anni dal successo planetario (oggi diremmo così) del film tratto dal suo romanzo lunare.

Cineasta inconsapevole

E, dunque, tra le varie tipologie di scrittori sfruttati dallo schermo rientra in quella degli inconsapevoli: ha scritto il grosso della sua opera quando il cinema non c’era e in questo senso è più vicino a Boccaccio o a Shakespeare che agli scrittori del Novecento. Una fortuna? Per qualche verso, sì…

 

Maria Serena Palieri

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